Il Centro per la Concorrenza Fiscale studia l’impatto di una forte concorrenza fiscale e la tutela della privacy in materia finanziaria sulla libertà e proprietà individuali.

Segreto bancario: un imperativo morale

Il segreto bancario è morale perché è una conseguenza del diritto alla riservatezza che, senza bisogno di dirlo, vale in molti altri ambiti.

Troppo spesso, il segreto bancario svizzero è difeso da persone che accettano i presupposti ideologici dei suoi oppositori. Esse riconoscono che l'evasione fiscale è deplorevole, ma sostengono che sia meglio che i soldi finiscano in Svizzera piuttosto che altrove. Esse sostengono che il segreto bancario è sbagliato, ma che è necessario alle banche svizzere, per esempio, per "preservare posti di lavoro".

Ciò che è sbagliato, però, non è l'evasione fiscale, ma le tasse, che sono predatorie, arbitrarie, spesso più di quanto non finanzino delle spese che non dovrebbero essere sostenute dallo Stato. E' pertanto legittimo cercare di proteggere i propri redditi dall'imposizione fiscale, sia che si tratti di trasferire, depositare i propri soldi laddove siano più al riparo, o ricorrendo alle varie possibilità di evasione fiscale. Inoltre, l'evasione fiscale fissa anche un limite al potere di imposizione fiscale da parte degli Stati e spesso costringe quest'ultimi a ridurre le tasse per tutti.

Il segreto bancario non è quindi affatto immorale per il fatto che favorisca l'evasione fiscale. Al contrario, esso è morale, perché è una conseguenza del diritto alla riservatezza che, senza bisogno di dirlo, vale in molti altri ambiti.

Gli attacchi contro il segreto bancario ricadono nel mito del "buon cittadino senza nulla da nascondere". Questo buon cittadino non dovrebbe avere nulla da temere dalla diffusione di telecamere di sorveglianza, l'abolizione del segreto bancario, o l'espansione del potere dello Stato di controllarlo, ricercarlo, leggere la sua posta, ascoltare le sue telefonate, ecc.

Tuttavia, noi non vaghiamo nudi per le strade, mettiamo le tende sulle nostre finestre, teniamo particolarmente alla confidenzialità dei dati riguardanti la nostra salute e non rendiamo noti i nostri stipendi. Ciò non significa di "avere qualcosa da nascondere", o che ci vergogniamo del nostro corpo, di quello che sta succedendo nelle nostre case, delle nostre condizioni mediche o dei nostri redditi. Vuol dire semplicemente che noi riconosciamo un valore al rispetto della nostra riservatezza e il nostro diritto di decidere per noi stessi quali nostre informazioni personali vogliamo condividere con quali persone - e quindi anche evitare che altre persone utilizzino queste informazioni per farci del male.

Inoltre, c'è un'altra realtà troppo spesso dimenticata: gli Stati non hanno sempre ragione, e le loro leggi non sono sempre giuste. La maggior parte degli Stati di tutto il mondo non è governata dallo stato di diritto e ha delle leggi che non sempre rispettano i diritti umani. Persino quegli Stati che si vantano di difendere la libertà non sempre oggi lo fanno, e potrebbero farlo ancora meno un domani. E' indicativo a questo proposito che uno stato come gli Stati Uniti sia sceso così in basso al punto di ricorrere a delle minacce oltraggiose contro una banca svizzera.

Il segreto bancario è stato varato nel diritto svizzero nel 1934, nel momento in cui i risparmiatori che vivevano sotto regimi dittatoriali poi diffusisi in Europa, hanno ricercato un modo di mettere al riparo i loro soldi, evitando le persecuzioni nei loro paesi d'origine. Speriamo di non ritrovarci nuovamente in questa situazione.

Banking confidentiality: a moral imperative

La traduzione italiana è di Gianluigi Premazzi.

Febbraio 2009