Il Centro per la Concorrenza Fiscale studia l’impatto di una forte concorrenza fiscale e la tutela della privacy in materia finanziaria sulla libertà e proprietà individuali.

L'uso e l'abuso di tasse e paradisi fiscali

Quegli stati, che si considerano come una classe, non sono moralmente nella posizione di accusare i Liechtenstein di questo mondo di immoralità e di non rispettare le regole.

L'Europa è ben attrezzata in termini di paradisi fiscali. Il segreto bancario svizzero non è più quello di una volta, grazie soprattutto alla temerarietà dei banchieri svizzeri, che hanno sostanzialmente operato negli Stati Uniti arrivando al braccio di ferro con l'Internal Revenue Service e l'autorità di regolamentazione bancaria. Le Isole del Canale hanno rinunciato a parte del loro segreto bancario sotto pressione del governo britannico. Ma questo lascia ancora intatti i paradisi fiscali in Austria, Belgio, Lussemburgo, Liechtenstein e Monaco (per i residenti non francesi). Tra questi, il Liechtenstein è forse il più esclusivo ed è stato a lungo considerato come il più sicuro.

All'inizio del 2006, sono stati presi contatti, secondo le più elaborate modalità ispirate ai racconti di spionaggio, tra il BND, il servizio di intelligence della Germania, e un lavoratore licenziato della LGT, banca di vertice del Liechtenstein che è completamente di proprietà della famiglia principesca, presieduta dal fratello del principe regnante e gestito dal suo secondo figlio. Dopo quelle che sembrano essere state delle difficili e molto coinvolgenti trattative, il BND ha pagato € 4.200.000 al lavoratore per un elenco di circa 1400 clienti della LGT Holding per un valore complessivo compreso tra 4 e 5 miliardi di euro. Circa 600 dei clienti erano tedeschi, il resto francesi, britannici, italiani, spagnoli e svedesi. Le autorità tedesche hanno passato i loro nomi alle autorità fiscali dei rispettivi paesi, e hanno avviato delle verifiche riguardanti gli affari dei residenti tedeschi, rendendo pubblica l'intera questione nel febbraio 2008. L'azione penale è stata avviata contro i primi circa 200 circa sospetti, così molti hanno confessato e si sono appellati alla misericordia del fisco in cambio della restituzione dei capitali che erano stati sottratti al fisco tedesco. Alcuni nomi sono stati resi noti, le ripercussioni politiche sono state assordanti, la sinistra ha marciato trionfalmente con il morale alto, la destra è stata colta in grave imbarazzo, e il governo tedesco ha minacciato il Liechtenstein con le più severe, benché non specificate, misure di ritorsione per la sua complicità con gli immorali autori tedeschi di frodi fiscali. C'è stato anche un coro di forti richieste da parte di molti governi e dei media di raddoppiare gli sforzi per eliminare i paradisi fiscali, costringendo i paesi colpevoli a revocare il segreto bancario e fornire dati riguardanti titolari di conti esteri. L'OCSE e l'Unione europea hanno per tanti anni esercitato massima pressione in tal senso e non è chiaro che cosa potrebbero fare di più, al di fuori di bombardare il Lussemburgo, Vaduz e Vienna. Ma l'agitazione è destinata a continuare. Questo è il modo in cui le cose stanno o questo è il modo in cui esse si muovono vorticosamente allo stato attuale.

Si può notare, per inciso, che quando sono forzate a mostrare maggiore "trasparenza", le banche nei paradisi fiscali dicono che non è compito loro fornire assistenza al lavoro delle autorità fiscali straniere. L'OCSE risponde che la "trasparenza" è necessaria per combattere il riciclaggio di denaro, un reato penale. Le banche replicano che accettano dei nuovi clienti solo dopo un esauriente esame incrociato (che è certamente il caso delle banche affidabili) e che sono pronti a fornire informazioni sugli affari dei clienti se vi è la presunzione di attività criminale. E 'anche vero che, mentre le pressioni sui paradisi fiscali europei sono mantenute alte, dei conti in fuga tendono a spostarsi verso banche nei Caraibi, alcune isole del Pacifico e (per veri clienti “borderline”) in Ucraina e Russia. Tuttavia, finché esistono i paradisi fiscali, essi facilitano senza dubbio l'evasione fiscale ed è qui che sorgono questioni di carattere morale. Alcune sono semplici, altre meno.

Società diverse danno diversi giudizi morali sull'evasione fiscale. In Gran Bretagna, è ancora qualcosa che “non viene fatto“, almeno non dalle persone “apposto“. Nella maggior parte del Continente, è qualcosa di ampiamente praticato e liberamente ammesso tra amici intimi e parenti. In alcuni ambienti, essa viene considerata come una prodezza, in altri come un atto di resistenza contro il Leviatano. Il deterrente principale è, ovviamente, il rischio di essere scoperti, anche se l'istruzione pubblica e i media cercano di inculcare l'idea che pagare le proprie tasse è un dovere morale che nasce dalla solidarietà con gli altri, e non pagarle significa essere parassiti a spese di coloro che pagano. Che questo sia tutto ciò che vada detto, dipende sia dalle finalità per le quali l'imposta è riscossa, e da quanto si richiede al singolo contribuente di pagare. L'imposta può essere finalizzata al finanziamento della ragionevole fornitura di beni e servizi pubblici che sono probabilmente a vantaggio di tutti, anche se il beneficio per ciascuno non può essere paragonato a livello interpersonale. Tuttavia, può accadere che dell'eccessiva spesa pubblica venga troppo sbilanciata a favore di schemi scervellati che il singolo contribuente possa ritenere assurdi (la Politica Agricola Comune o il progetto Galileo potrebbero collocarsi in testa nella classifica delle mostruosità che il singolo contribuente potrebbe essere furioso di dover finanziare). Potrebbe anche darsi che la tassazione sia troppo sfacciatamente redistributiva, a vantaggio di un solo gruppo o classe, laddove finanziata quasi interamente da un altro gruppo. Infine, è possibile che la "capacità contributiva" o i principi di tassazione secondo la massima "dobbiamo prendere i soldi dove si trovano" vengano spinti troppo in là anche il docile contribuente per essere osservati.

Possiamo solo avere delle opinioni soggettive su quando la tassazione sia giusta (semmai possa esserlo) e quando sia da ritenersi un abuso. La maggior parte delle persone sono pronte a dire al benestante che egli deve comportarsi secondo le regole democratiche e soggiacere alle leggi fiscali del proprio paese. E' nel loro evidente interesse dirlo. Ma non è sconvolgente che il benestante non si faccia impressionare dal argomento secondo il quale è un dovere morale per la minoranza pagare per le buone idee della maggioranza.

Se l'evasione fiscale fosse impraticabile e incredibilmente rischiosa, la maggioranza potrebbe ulteriormente sfruttare la minoranza. In questo senso, gli strumenti che agevolano l'evasione fiscale sono le valvole di sicurezza nei confronti di una tassazione che sta diventando più penalizzante di quanto lo sia attualmente. I paradisi fiscali sono uno strumento di questo tipo. Questo non vuol dire che le loro attività consistano solo in questo. Ma svolgono una funzione utile per temperare gli effetti del Moloch democratico.

E 'sempre stata una funzione dello stato, quella di proteggere la proprietà dei suoi sudditi da tutti gli estranei, fuorché da esso medesimo. La confisca è stata una prerogativa dello stato primordiale, anche se di solito veniva praticata in modo selettivo. Tra gli stati moderni, le dittature si sentirono libere di continuare questa pratica, limitata soltanto da ciò che consideravano inopportuno. Gli Stati democratici hanno abiurato la confisca; loro espropriano o, più graziosamente ancora, "nazionalizzano" e riconoscono compensi “dovuti” ed “equi” ai proprietari. Probabilmente, è un ossimoro chiamare un prezzo "equo" se è pagato in uno scambio forzato. La normativa, intesa come ciò che passa per "diritto internazionale" che disciplina come gli stati sovrani devono compensare i proprietari espropriati, anche stranieri, è in larga parte opera degli stessi espropriatori. La sua immagine caricaturale sarebbe un'assemblea di ladri che si danno delle regole che disciplinano il giusto modo secondo il quale i furti vadano commessi.

Meditando su quanto predetto ci conduce nuovamente ai paradisi fiscali. I paradisi fiscali non sono solo strumenti che facilitano l'evasione fiscale. Sono anche luoghi di rifugio, o ritenuti tali. Chiunque che sappia cosa è successo a tutte le proprietà nobiliari e borghesi, tranne gli effetti personali, nella Russia nel 1917-1919 e alla proprietà contadina una decina di anni più tardi, a tutti i beni degli ebrei nella Germania nazista dopo il 1934 e nei satelliti nazisti prima e durante la seconda guerra mondiale, a quasi tutti i beni negli stati satelliti sovietici dopo il 1947 o alla maggior parte delle grandi imprese industriali e finanziarie nella Gran Bretagna laburista dopo il 1945 e in due ondate sotto i presidenti De Gaulle e Mitterrand in Francia, potrebbe arrivare al punto di trasferire almeno i suoi beni mobili in qualche Liechtenstein o altro paese simile. Stati, che si considerano come una classe, non sono moralmente nella posizione di accusare i Liechtenstein di questo mondo di immoralità e di non rispettare le regole. Essi sono immorali, non sono affidabili e devono prendersela solo con loro stessi. Ci sono state troppe pecore nere tra di loro, e ne potrebbero nascere di nuove in qualsiasi giorno.

L'autore è un economista anglo-ungherese che in Francia. È autore, di The State (1985), Social Contract, Free Ride (1989), Against Politics (1997) e Justice and its Surroundings (2002). Il liberales Institut gestisce il suo sito ufficiale su dejasay.org. Questo articolo è apparso per la prima volta alla Library of Economics and Liberty of the Liberty Fund, Inc. (www.econlib.org).

Il liberales Institut ringrazia l'autore e il Liberty Fund per il permesso di ripubblicarlo.

La traduzione italiana è di Gianluigi Premazzi.

Aprile 2008